Stare in piedi è meglio che stare seduti? Sì ma se unito ad un’attività minima

“Stare in piedi è meglio che stare seduti” : sì ma se unito ad un’attiva minima.

Stare in piedi è meglio che stare seduto?

Negli ultimi decenni, il modo in cui viviamo le nostre vite quotidiane è cambiato radicalmente. I progressi tecnologici, le influenze sociali e le caratteristiche ambientali hanno influenzato in modo significativo il modo in cui socializziamo, viaggiamo, lavoriamo e facciamo acquisti, con la conseguenza che parti sostanziali della giornata vengono trascorse in attività sedentarie o sedute [1].

Un numero crescente di prove epidemiologiche, hanno collegato il comportamento sedentario ai rischi per la salute, tra cui un aumento del rischio di diabete di tipo 2 [2, 3], la sindrome metabolica [4], il cancro [5, 6], l’obesità [7, 8] e tutte le cause di mortalità cardiovascolare [3, 6, 9]. Queste associazioni hanno dimostrato di essere almeno parzialmente indipendenti dall’attività fisica, suggerendo che i comportamenti sedentari hanno il potenziale per influenzare il rischio di malattia, indipendentemente dai livelli di attività fisica. Inoltre, recenti revisioni hanno rilevato che esiste un’associazione inversa tra alcuni comportamenti sedentari (per lo più la visione della TV o il tempo passato ad uno schermo es.PC) e l’attività fisica nel tempo libero [10, 11].

Tali prove impongono di esaminare il comportamento sedentario come un concetto in sé e ci sono un numero crescente di considerazioni analitiche su ciò che costituisce il comportamento sedentario [12]. Il comportamento sedentario non è semplicemente una mancanza di attività fisica o un mancato rispetto dei livelli raccomandati di attività fisica moderata-vigorosa [13-16], ma dovrebbe essere meglio definita come “inattività”.

Il comportamento sedentario è definito come qualsiasi comportamento di veglia caratterizzato da un dispendio energetico di 1,5 METS o inferiore in posizione seduta o reclinata [17].

Il Metabolic Equivalent of Task (MET) è definito come unità o equivalente metabolico, identifica una misura fisiologica che esprime il costo energetico delle attività fisiche ed è definito come il rapporto del tasso metabolico (e quindi il tasso di consumo energetico) durante un’attività fisica specifica a tasso metabolico di riferimento, fissato per convenzione a 3,5 ml di O2 · kg-1 · min-1.

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Fonte: Tabella METS

Il valore di riferimento 1 MET è di 1 kcal · kg-1 · h-1, è usato per convenzione e si riferisce a un tipico metabolismo a riposo di un individuo “medio”, 1 MET è stato considerato come il tasso metabolico a riposo (RMR) ottenuto durante la seduta tranquilla, i valori di MET delle attività vanno da 0,9 (dormendo) a 23 (corsa a 22,5 km) [18].

Alcuni comportamenti di seduta comuni, come giocare a un videogioco o digitare (es.al PC) svolto da persone con peso normale, possono avere un valore di MET oltre la soglia di 1,5 e sono quindi tecnicamente definiti come attività non sedentarie [17].

Viceversa, i comportamenti in piedi possono avere valori di MET inferiori a 1,5 quando non accompagnati da alcuna deambulazione, in particolare nei partecipanti obesi. I valori di MET aumentano rapidamente con la velocità di camminata in modo che ogni aumento della velocità di marcia di 1 miglio (mph-1.6 Km) aumenta i valori di MET di 0,79 [17].

Il divario energetico tra molte attività in posizione seduta e in piedi senza la deambulazione può essere trascurabile; pertanto, è improbabile che le differenze nel dispendio energetico tra questi due posizionamenti possa spiegare i vantaggi metabolici di sostituire la seduta per attività di base con posizione in piedi, a meno che essa non sia accompagnato da movimenti leggeri o di deambulazione [19].

E’ quindi molto importante per gli interventi di cambiamento comportamentale promuovere la posizione in piedi ma associata a un movimento molto leggero. Tali interventi possono essere fattibili sul posto di lavoro per ridurre e interrompere la seduta prolungata in particolare in soggetti con occupazioni prevalentemente sedentarie [19].

References:

  1. Clemes SA, O’Connell SE, Edwardson CE. Office workers objectively measured sedentary behaviour and physical activity during and OutsideWorking hours. J Occup Environ Med. 2014;56(3):298–303.
  2. Proper KI, Singh AS, van Mechelen W, Chinapaw MJ. Sedentary behaviors and health outcomes among adults: a systematic review of prospective studies. Am J Prev Med. 2011;40:174–182.
  3. Wilmot EG, Edwardson CL, Achana FA, Davies MJ, Gorely T, Gray LJ, et al. Sedentary time in adults and the association with diabetes, cardiovascular disease and death: systematic review and meta-analysis. Diabetologia. 2012;55:2895–2905.
  4. Edwardson CL, Gorely T, Davies MJ, Gray LJ, Khunti K, Wilmot EG, et al. Association of sedentary behaviour with metabolic syndrome: a meta-analysis. PloS One. 2012;7:e34916.
  5. Lynch BM. Sedentary behavior and cancer: a systematic review of the literature and proposed biological mechanisms. Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2010;19:2691–2709.
  6. Biswas A, Oh PI, Faulkner GE, Bajaj RR, Silver MA, Mitchell MS, et al. Sedentary time and its association with risk for disease incidence, mortality, and hospitalization in adults: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med. 2015;162(2):123–132.
  7. Chau JY, van der Ploeg HP, Merom D, Chey T, Bauman AE. Cross- sectional associations between occupational and leisure-time sitting, physical activity and obesity in working adults. Prev Med. 2012;54:195–200.
  8. Thorp AA, Healy GN, Owen N, Salmon J, Ball K, Shaw JE, et al. Deleterious associations of sitting time and television viewing time with cardiometabolic risk biomarkers: Australian diabetes, obesity and lifestyle (AusDiab) study 2004–2005. Diabetes Care. 2010;33:327–334.
  9. Matthews CE, George SM, Moore SC, Bowles HR, Blair A, Park Y, et al. Amount of time spent in sedentary behaviors and cause-specific mortality in US adults. Am J Clin Nutr. 2012;95:437–445.
  10. Mansoubi M, Pearson N, Biddle SJ, Clemes SA. The relationship between sedentary behaviour and physical activity in adults: a systematic review. Prev Med. 2014;69:28–35.
  11. Rhodes RE, Mark RS, Temmel CP. Adult sedentary behavior: a systematic review. Am J Prev Med. 2012;42:e3–e28.
  12. Network SBR. Letter to the editor: standardized Use of the terms “sedentary” and “sedentary behaviours” Appl Physiol Nutr Metab. 2012;37:540–542. doi: 10.1139/h2012-024.
  13. Hamilton MT, Healy GN, Dunstan DW, Zderic TW, Owen N. Too little exercise and Too much sitting: inactivity physiology and the need for New recommendations on sedentary behavior.
  14. Pate RR, O’Neill JR, Lobelo F. The evolving definition of “sedentary” Exerc Sport Sci Rev. 2008;36:173–178.
  15. Tremblay MS, Colley RC, Saunders TJ, Healy GN, Owen N. Physiological and health implications of a sedentary lifestyle. Appl Physiol Nutr Metab. 2010;35:725–740.
  16. Yates T, Wilmot EG, Davies MJ. Sedentary behavior: What’s in a definition? Am J Prev Med. 2011;40:4–e33.
  17. Mansoubi M, Pearson N, Clemes SA, Biddle SJ, Bodicoat DH, Tolfrey K, Edwardson CL, Yates T. Energy expenditure during common sitting and standing tasks: examining the 1.5 MET definition of sedentary behaviour. BMC Public Health. 2015 May 29;15:516.
  18. Ainsworth, Barbara E.; Haskell, William L.; Whitt, Melicia C.; Irwin, Melinda L.; Swartz, Ann M.; Strath, Scott J.; O’Brien, William L.; Bassett, David R.; Schmitz, Kathryn H.; Emplaincourt, Patricia O.; Jacobs, David R.; Leon, Arthur S. (2000). “Compendium of Physical Activities: An update of activity codes and MET intensities”. Medicine & Science in Sports & Exercise. 32 (9 Suppl): S498–504.
  19. Thorp AA, Kingwell BA, Sethi P, Hammond L, Owen N, Dunstan DW. Alternating bouts of sitting and standing attenuate postprandial glucose responses. Med Sci Sports Exerc. 2014;46(11):2053–2061.

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