Morire di fame in un mondo di eccessi: diabete e sindrome metabolica

Nei paesi occidentali si assume ogni giorno una quantità spesso eccessiva di cibo, ma questo non significa che la qualità dello stesso ci permetta di soddisfare la richiesta che il nostro organismo necessita per svolgere correttamente le sue funzioni biologiche.

Questa carenza può provocare spossatezza difficoltà di concentrazione e un livello di infiammazione cronico dei vari sistemi. L’infiammazione sistemica inoltre recentemente è stata collegata a tutta una serie di problemi tra cui diabete, cancro, Alzheimer, Parkinson e malattie cardiache. In particolare per il diabete si parla di resistenza insulinica che provoca una serie di problemi dalla leggera disfunzione del processo dello zucchero nel sangue a una forma grave di diabete che richiede somministrazione di insulina.

Per definizione, il diabete è caratterizzato da iperglicemia. Per determinarla, quindi per vedere se c’è o no diabete, si effettua un prelievo di sangue venoso (come utilizzato nella maggior parte dei laboratori) e, su di esso, si va a determinare qual è la quantità di glucosio presente.

Secondo i nuovi criteri proposti dal comitato di esperti dell’ADA (1997), per dire che una persona è affetta da diabete, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:

  • Quando la glicemia è > a 200 milligrammi di glucosio su decilitro di sangue (mg/ dl) in qualsiasi momento del giorno;
  • Quando la glicemia a digiuno è > a 126 mg/dl;
  • Quando la glicemia dopo 120 minuti dall’OGTT (prova con carico orale di glucosio) è > a 200 mg/dl.

L’ADA e l’OMS utilizzano il termine di alterata tolleranza al glucosio (IGT, Impaired Glucose Tolerance) per indicare uno stato metabolico intermedio tra la normalità ed il diabete, in cui la glicemia viene determinata due ore dopo il carico orale di glucosio e deve essere compresa tra 140 e 200 mg/dl.

Se le forme iniziali di un’alterazione della glicemia non vengono affrontate si può arrivare alla sindrome metabolica conosciuta anche come prediabete che insieme alla pressione alta, trigliceridi elevati, colesterolo HDL basso e infiammazione fa parte del “gruppo delle malattie occidentali”.

La sindrome metabolica

Negli ultimi anni complice la cattiva alimentazione e la scarsa sensibilizzazione all’attività motoria seguita da professionisti laureati in scienze motorie si è assistito ad un preoccupante aumento di incidenza di queste problematiche. Inoltre ansia, depressione e insonnia sono state tutte messe in relazione con la produzione di insulina in eccesso; il corpo produce più insulina quando le cellule perdono la loro capacità di utilizzare il messaggio che l’insulina gli comunica, questa resistenza insulinica aumenta l’infiammazione e gli ormoni dello stress, inoltre l’insulina in eccesso priva il cervello dei rifornimenti di glucosio che funge da carburante inviando così un forte segnale d’allarme che aumenta ulteriormente ansia e stress.

Si capisce che l’attività motoria deve essere un cardine fondamentale della propria vita e che anche il mondo politico dovrà sempre più investire in persone che promuovono e mantengo lo stato di salute delle persone.

(Foto credit: "Mese, Montecatini e la Valdinievole scritti da dentro")

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