Legamento crociato anteriore: rapporto con ischiocrurali e lavoro eccentrico

Dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA), si osserva da vari studi che il rinforzo degli ischiocrurali può essere pericoloso per il neolegamento.

In uno studio dell’American Journal of Sport Medicine è stato visto che su 11 soggetti in cui è stato impiantato sul LCA un trasduttore di tensione, gli spostamenti del ginocchio, flessione, estensione, rotazione interne e esterne, in catena cinetica aperta, producevano una tensione sul legamento proporzionale alla forza muscolare applicata sia su contrazione isometrica che concentrica; inoltre si è notato che gli ischiocrurali non sembravano ridurre in modo significativo la tensione del LCA in tutte le posizioni e che nella flessione concentrica del ginocchio le tensioni sul LCA erano molto più alte dell’estensione concentrica.

In un altro studio di Renstrom et al. i risultati confermano la capacità del quadricipite di mettere notevolmente in tensione il legamento crociato anteriore soprattutto negli ultimi 40° di estensione, al contrario la contrazione isolata degli ischiocrurali risulta detendere il LCA soprattutto oltre i 60° di flessione e contrastarne il tensionamento.

Questi due risultati sono in disaccordo, ciò può essere spiegato dal fatto che nonostante i due studi siano stati condotti a catena cinetica aperta nel primo studio (American Journal of Sport Medicine) la flessione della gamba da seduti attiva maggiormente i muscoli semitendinoso e semimenbranoso rispetto al bicipite femorale e ciò determina intrarotazione della tibia e perciò stiramento del LCA; nel secondo studio (Renstrom et al.) invece questo non si verifica perché, essendo uno studio di simulazione in vitro, gli ischiocrurali mediali e laterali vengono attivati con uguale intensità.

Da questi studi emerge il concetto di essere prudenti nel rinforzo degli ischiocrurali nei pazienti con deficit del legamento crociato anteriore preferendo per loro esercizi la cui posizione stabilizzi il ginocchio (stifness) come ad esempio gli esercizi a catena cinetica chiusa come la pressa o lo squat.

Pope MH et al. hanno dimostrato che nell’esecuzione dello squat senza carico, anche in presenza di lievi forze anteriorizzanti, il grado di tensione del LCA risulta in quasi tutto l’arco di movimento inferiore allo zero, ovvero il valore di riferimento corrispondente alla lunghezza del LCA registrata in situazione di riposo a 30° di flessione. Lo squat eseguito contro resistenza determina un notevole aumento delle forze anteriorizzanti cui però non corrisponde un aumento significativo della tensione a carico del LCA.

Per quanto concerne la tipologia di lavoro muscolare LaStayo et al. hanno suggerito che l'allenamento eccentrico per il quadricipite è risultato più efficace nel recupero del deficit di forza post-ricostruzione del LCA poiché promuove una maggiore attivazione neurale determinando maggiore ipertrofia muscolare.

In studi recenti, come ad esempio quello di Mikkelsen et al., hanno testato (con artrometro KT-1000), a partire da 6 settimane dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore, 44 pazienti confrontando gli esercizi a catena cinetica chiusa (CKC) e gli esercizi a catena cinetica aperta (OKC) in più modalità di lavoro muscolare. È stato visto che non ci sono differenze significative nella lassità anteriore del ginocchio a sei mesi dell’intervento. Quelli che eseguono esercizi in “OKC” in aggiunta a esercizi in “CKC” hanno aumentato la forza del quadricipite in misura significativamente maggiore rispetto a quelli che eseguono solo esercizi in “CKC”. Inoltre, i pazienti del gruppo che eseguono esercizi “OKC e CKC” hanno ripreso l’ attività due mesi prima rispetto al gruppo solo esercizio “CKC”. I vantaggi di un allenamento eccentrico sono quindi dimostrati in modalità “CKC”, ma maggiormente in modalità combinata “OCK-CKC” e ciò si può considerare sicuro se fatto con le dovute accortezze.

Durante il lavoro negativo (esercizio eccentrico), il fabbisogno energetico si riduce in modo sostanziale rispetto alle contrazioni concentriche perché il consumo di ATP e la produzione di calore sono entrambi minori, inoltre c’è una riduzione sostanziale di consumo di ossigeno quando le fibre sono eccentricamente allungate. Inoltre, con la maggiore produzione di calore durante il lavoro concentrico vi è un concomitante aumento del metabolismo cellulare così sempre più prodotti di scarto vengono generati il che porta a irritazione chimica dei nervi e dolore a fine esercizio.

L’esercizio eccentrico si può considerare come un mezzo efficace per gestire una serie di condizioni comuni incontrate dallo specialista della riabilitazione sportiva. La sfida per il fisioterapista dello sport è quello di descrivere chiaramente il momento ideale per iniziare gli esercizi eccentrici nel processo di riabilitazione, così come il modo di gestire le variabili del training (carico, volume, intensità, frequenza) per fornire uno stimolo sicuro, ma progressivo, per l'eventuale ritorno allo sport.

 
 
 
 
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