Movimento: mezzo per migliorare la vista

Neuroplasticità

Neuroplasticità

La plasticità del cervello (neuroplasticità) è definita come la capacità dei neuroni celebrali di cambiare in risposta ad un’esperienza; è fondamentale per l’adattabilità comportamentale, l’apprendimento, la memoria, lo sviluppo funzionale e la riparazione neurale.

La corteccia visiva è un modello largamente usato per studiare la neuroplasticità e i meccanismi sottostanti ad essa.

La plasticità è massima nella fase di primo sviluppo, all’interno del cosiddetto periodo critico, mentre i suoi livelli bruscamente declinano in età adulta [1].

Studi recenti hanno tuttavia rilevato un significante potenziale plastico residuo nella corteccia visiva adulta mostrando che, negli esseri umani adulti, la privazione monoculare a breve termine altera la dominanza oculare aumentando in modo omeostatico le risposte all’occhio deprivato della vista [2-3].

Nei modelli animali una “riapertura” nell’adulto del periodo critico della plasticità cerebrale, è stata ottenuta attraverso manipolazioni varie dell’ambiente, come ad esempio l’esposizione al buio insieme all’aumento di esercizio fisico [4-5].

Proprio l’esercizio fisico risulta essere particolarmente interessante per la sua potenzialità in ambito clinico.

Lunghi et al, in uno studio, hanno riportato che l’esercizio fisico di livello moderato determina un’azione positiva a breve–termine sulla plasticità neuronale indotta da una deprivazione monoculare transitoria [6].

Nel loro studio hanno testato la rivalità binoculare in 20 adulti prima e dopo 120 minuti di privazione monoculare ottenuta facendo indossare ai soggetti un patch traslucido sull’occhio dominante.
Ogni soggetto ha fatto l’esperimento due volte in due differenti condizioni: la prima in condizione di inattività vedendo un film seduto su una sedia, la seconda mentre, vedendo un film, il soggetto pedalava su bicicletta stazionaria alternando 10 minuti di esercizio, a 120 battiti di frequenza cardiaca, a 10 minuti di riposo per un totale di 120 minuti.

Alla fine la rivalità binoculare tra le griglie ortogonali fu misurata per 120 minuti a intervalli di tempo diversi. Nella condizione di svolgimento di attività fisica l’effetto della deprivazione monoculare, che si estrinsecava con la dominanza della rivalità rispetto all’altro occhio, si è dimostrata robustamente migliore rispetto al controllo inattivo.

Questo tipo di risposta potrebbe rappresentare l’iniziale reazione adattiva del sistema visivo alla privazione visiva, potenzialmente evolvente in plasticità neuronale a lungo termine con tempi di privazione prolungati.

Più generalmente, aumentare la neuroplasticità attraverso l’attività motoria potrebbe emergere come una strategia adatta in una serie di condizioni diverse oltre che alla ambliopia, con applicazioni volte ad esempio al recupero dopo lesioni cerebrali e prevenzione dell’invecchiamento patologico del cervello [6].

Dominanza oculare

Approfondimento da: PROFESSIONAL OPTOMETRY-APRILE 2013

La dominanza oculare (o sensoriale) non è una proprietà univoca, ma è multidimensionale o multifattoriale e comprende almeno tre tipologie, in ordine di importanza: fissazione, rivalità, acutezza.

Normalmente le persone dovrebbero essere in grado di guardare un oggetto o un particolare dell’immagine mantenendo gli occhi fissi. La fissazione oculare è un funzione fondamentale per poter poi esprimere tutte la altre funzioni cerebrali al massimo, è facile immaginare che fissare con lo sguardo un oggetto è una capacità necessaria per molte delle attività che richiedono attenzione.

La rivalità binoculare è quel fenomeno per cui due immagini differenti, presentate una per ciascun occhio, competono per ottenere la dominanza percettiva, determinando così un’alternanza della consapevolezza visiva tra un immagine e l’altra (Blake, Logothetis, 2002).

Il terzo tipo di dominanza oculare è riferito all’occhio con migliore acutezza visiva ed è quindi definita come dominanza di acutezza.

La dominanza (nello specifico sensoriale) classicamente viene testata con l’uso di uno o più filtri colorati. L’anteposizione di un filtro rosso ad un occhio e la richiesta di riferire se fissando un puntino luminoso, il patchwork bianco/rosso o rosa risultante è più simile alla percezione dell’occhio con il filtro oppure all’occhio senza filtro è una chiara indicazione di dominanza oculare sensoriale in relazione alla rivalità binoculare.

In molti soggetti la dominanza di rivalità è congruente con la dominanza di fissazione (testata ad esempio con il test del foro), ma in alcuni può dissociare, appunto perché è un diverso tipo di dominanza.

Bibliografia

  1. Bavelier D, Levi DM, Li RW, Dan Y, Hensch TK. Removing brakes on adult brain plasticity: from molecular to behavioral interventions. J Neurosci. 2010; 30(45):14964-71.
  2. Lunghi C, Burr DC, Morrone C. Brief periods of monocular deprivation disrupt ocular balance in human adult visual cortex. Curr Biol. 2011; 21(14):R538-9.
  3. Lunghi C, Emir UE, Morrone MC, Bridge H. Short-term monocular deprivation alters GABA in the adult human visual cortex. Curr Biol. 2015; 25(11):1496-501.
  4. Baroncelli L, Bonaccorsi J, Milanese M, Bonifacino T, Giribaldi F, Manno I, Cenni MC, Berardi N, Bonanno G, Maffei L, et al. Enriched experience and recovery from amblyopia in adult rats: impact of motor, social and sensory components. Neuropharmacology. 2012; 62:2388–2397.
  5. Sale A, Maya Vetencourt JF, Medini P, Cenni MC, Baroncelli L, De Pasquale R, Maffei L.
    Environmental enrichment in adulthood promotes amblyopia recovery through a reduction of
    intracortical inhibition. Nat Neurosci. 2007; 10:679–681.
  6. Lunghi C, Sale A. A cycling lane for brain rewiring. Curr Biol. 2015 Dec 7;25(23):R1122-3.

About Luca Barni

Sono Fisioterapista, osteopata e laureato in scienze motorie. Svolgo la mia professione a Montecatini Terme (Pistoia), affiancando al lavoro pratico, l’insegnamento e la ricerca scientifica. Scrivimi lucabarnistudio@gmail.com

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