Il sistema fasciale: un sistema complesso di connessione

Sistema Fasciale

Sistema fasciale

L’Oxford Dictionaries definisce la fascia come “una sottile guaina di tessuto fibroso che racchiude un muscolo o un altro organo”.

Balboni et al., in poche righe del libro di Anatomia Umana (ed.1990), definiscono la fascia come un “organo accessorio, lamina connettivale che avvolge singoli muscoli o gruppi di muscoli delimitando una loggia fibrosa”.

Si capisce che la fascia non ha ricoperto in passato un ruolo molto importante nel mondo medico.

Oggi invece si assiste a un grande interesse verso questo sistema, avvalorato anche dai molti studi scientifici che sono stati fatti in merito.

Embriologia della fascia

La Fascia, come tutti i tessuti connettivi, deriva dal mesoderma, strato intermedio dei tre foglietti tissutali embrionali che si forma a partire dalla 3° settimana di vita embrionale e dal mesenchima, il tessuto connettivo embrionale dal quale hanno origine una grande quantità di tessuti, tra i quali il sangue, il connettivo propriamente detto, il tessuto osseo e il tessuto cartilagineo.

La fascia ha come elementi-base:

  • Sostanza fondamentale
  • Fibre
  • Elementi cellulari

La sostanza fondamentale è un materiale viscoso contenente acqua, proteoglicani, glicoproteine di struttura e mucopolisaccaridi. Ha la funzione di assorbire gli shock, è resistente alle compressioni, lubrifica e regola gli scambi intercellulari.

Delle fibre costituenti la fascia fanno parte il collagene (si trova nel derma, osso, tendini, cartilagine, disco, vasi, intestino, utero, polmone, membrane basali), le fibre reticolari (mesenchima, membrane basali, sarcolemma, guaine dei nervi periferici) e le fibre elastiche (tonaca delle arterie, legamenti, tendini).

Gli elementi cellulari sono costituiti per la maggior parte da fibroblasti.

Sistema Fasciale

Anatomia della fascia

La Fascia, come risulta dallo schema proposta da F. Willard (2007), è suddivisa in due livelli principali: (superficiale e profondo, ad eccezione della regione palmare e plantare) e in tre sistemi (biomeccanico, meningeo e viscerale):

  • Superficiale
  • Profonda
  • Fascia meningea
  • Fascia viscerale

I due livelli della fascia sono separati da tessuto adiposo e in esso si ritrova un reticolo di tralci connettivali che interconnettono i diversi strati.

Fascia superficiale: è lo strato-cilindro più esterno ricoprente tutto il corpo e presente sotto il derma. La fascia superficiale è composta da tessuto connettivo lasso (sottocutaneo al cui interno può esserci una trama di fibre collagene e, in maggiori quantità, elastiche) e adiposo.

Rappresenta un’importante sede di stoccaggio di acqua e grasso, protegge da deformazioni e insulti meccanici e termici (strato isolante), è una via di passaggio per nervi e vasi sanguigni e permette lo scorrimento della pelle sopra la fascia profonda, particolarmente evidente a livello delle giunzioni altamente mobili e sul dorso della mano, dove la pelle ha una notevole libertà di movimento per poter scorrere facilmente sopra tendini estensori durante movimenti delle dita.

La mobilità è promossa dalla presenza di più strati di fibre di collagene accoppiati all’elastina (Kawamata et al. 2003).

Ci sono alcuni siti dove la pelle è strettamente legata ai tessuti sottostanti per impedire o limitare il movimento-come nei distretti palmare o plantare delle mani e dei piedi.

Se il movimento fosse permesso dentro piani fasciali determinerebbe un contrasto con l’esigenza di facilitare una presa salda. Per tale motivo il tessuto connettivo lasso è scarso sotto la pelle nella zona palmo-plantare ed è completamente assente sia nelle pieghe delle dita sia sui lati palmari delle articolazioni interfalangee, cosicché la pelle copre immediatamente le guaine tendinee fasciali.

In queste zone la funzione di protezione della fascia è debole e questo spiega il motivo per cui punture sulle pieghe comportano un rischio di infezione per queste strutture (Fifield, 1939).

Fascia profonda: situata sotto la fascia superficiale, è costituita da strati sovrapposti di fibre connettivali a diverso orientamento (fibre collagene ondulate e da fibre elastiche, disposte secondo andamento trasversale, longitudinale e obliquo) che conferiscono ai vari livelli caratteristiche biomeccaniche diverse (ad es. i muscoli transversus abdominis costituiscono la parte attiva di questa fascia).

Essa costituisce uno strato cilindrico piuttosto coeso intorno al corpo (tronco ed arti) ed allo stesso tempo forma una membrana che riveste la parte esterna muscolare.

Fascia e rapporti con il sistema muscolare e nervoso.

Il Sistema Fasciale si continua all’interno dei gruppi muscolari e dei singoli muscoli tramite espansioni profonde: epimisio, perimisio, endomisio (Turrina et al, J Bodyw Mov Ther, 2013), andando dall’esterno verso l’interno.

L’endomisio avvolge e connette le singole fibre muscolari ed ha un ruolo strutturale e funzionale durante la contrazione.

Il perimisio avvolge il fascicolo muscolare, svolge un ruolo di contenimento, rende parzialmente indipendenti i fascicoli, connette le fibre sinergiche veicolando le forze verso il tendine, e funge da inserzione.

L’epimisio avvolge l’intero muscolo, svolge un ruolo di contenimento, trasmissione delle forze, scorrimento e alloggiamento di strutture vascolo-nervose.

La fascia ha delle proprietà recettoriali ben identificate grazie alla presenza di recettori nervosi (Ruffini, Pacini), tanto che può dare alterazioni propriorecettoriali nel low-back-pain, oltre a fornire feedback sul movimento (Brumagne et al, 2003 Stecco et al, 2010).

La continuità del tessuto connettivo in tutto il corpo, il ruolo meccanico della fascia e la capacità dei fibroblasti di comunicare tra loro mediante giunzioni, indica che la fascia può servire come sistema di segnalazione meccano-sensibili, con una funzione di integrazione analoga a quella del sistema nervoso (Langevin et al 2004;. Langevin, 2006). Si tratta infatti di una componente chiave di un sistema di tensegrità che opera a vari livelli in tutto il corpo e che è stato considerato anche in dettaglio da Lindsay (2008).

Mio fibroblasti e tessuto cicatriziale

Il termine ‘miofibroblasti‘ è nato da studi sulla cicatrizzazione nel 1950 (Gabbiani, 2003, 2007). I miofibroblasti sono considerati come fibroblasti che acquisiscono le caratteristiche di cellule muscolari lisce quando il tessuto di granulazione si sviluppa in una ferita. L’accumulo di stress tra le fibre di actina e lo sviluppo di aderenze e di giunzioni tra le cellule permettono alle cellule stesse di diventare contrattili e contribuiscono a chiudere i margini di una ferita (Gabbiani, 2007). Dopo la chiusura della ferita, i miofibroblasti normalmente diminuiscono in numero per apoptosi (Desmouliere et al. 1997). Tuttavia, in alcune circostanze patologiche, possono permanere e la loro presenza a lungo termine si pensa possa essere associata con un intero spettro di condizioni fibrotiche (Gabbiani, 2003).

Espansioni fasciali: aponeurosi ed entesi.

La regione in cui un tendine, legamento o capsula articolare aderisce ad un osso (la sua ‘enthesis’) è una zona di grande concentrazione di stress, perché rappresenta il punto di incontro tra i tessuti duri e molli.

Le entesi sono progettate per ridurre questa concentrazione di stress e gli adattamenti anatomici atti compiere questa funzione sono evidenti a livello sia istologico che molecolare.

L’aponeurosi è una sottile fascia fibrosa che ricopre ed avvolge il muscolo e va a continuarsi nel tendine, l’aponeurosi bicipitale brachiale è un classico esempio.

Un ulteriore esempio di espansione fasciale è quella che deriva dal tendine del quadricipite quanto si inserisce al polo superiore della rotula; qui vi è un foglio fasciale superficiale che passa anteriormente alla rotula (Toumi et al. 2006).

In modo simile, il tendine di Achille si inserisce non solo sulla faccia posteriore del calcagno, ma ha anche una continuità funzionale sia con la fascia plantare (Wood Jones, 1944; Snow et al 1995;. Milz et al. 2002), e con i setti fibrosi del cuscinetto adiposo del tallone (M. Benjamin, osservazioni non pubblicate).

Ci sono inoltre numerosi fogli fasciali, in gran parte non riconosciuti, comunicanti tendini e legamenti nel piede; tra i più noti sono le espansioni tendinee del tibiale posteriore che si attaccano ad ogni osso del tarso del piede, tranne l’astragalo.

Infine, altro esempio di intercorrelazione fasciale è l’inserzione del gluteo medio (inserzione più fasciale che ossea); questo comporta interazioni con i muscoli vasto laterale e bicipite femorale che stabilizzano a loro volta il setto Intermuscolare, partecipando attivamente nella coordinazione motoria (Stecco et al, J Bodyw Mov Ther, 2013).

Conclusioni

Appare evidente come il sistema miofasciale rivesta un ruolo strutturale e funzionale nel nostro organismo: ad ogni contrazione muscolare corrisponde una risposta da parte delle strutture tendinee e del sistema fasciale che coordinano il movimento, con un ruolo di “direttore d’orchestra”.

Questa complessa struttura è parte integrante e integrata dell’apparato muscolo-scheletrico e pertanto non può essere ridotta a mero contenitore.

I risultati degli ultimi studi anatomici e fisiologici sul sistema miofasciale hanno chiaramente dimostrato come anche l’analisi, basilare, dei nostri organi e del loro funzionamento, debba considerarsi tutt’altro che esaurita: il sistema fasciale, considerato classicamente un “accessorio” dell’apparato locomotore, ha ricevuto negli ultimi 20 anni una notevole attenzione da parte degli studiosi, ma non ha ancora finito di mostrarci tutti i suoi segreti.

Bibliografia

  1. Mike Benjamin M. et al, The fascia of the limbs and back – a review, J Anat. Jan 2009; 214(1): 1–18.
  2. Wong R, The Dynamic Anatomy and Patterning of Skin, Exp Dermatol. 2015.
  3. Stecco A, Fascial Disorders: Implications for Treatment. PM R. 2015
  4. Stecco C. Painful connections: densification versus fibrosis of fascia,Curr Pain Headache Rep. 2014;18(8):441.

About Luca Barni

Sono Fisioterapista, osteopata e laureato in scienze motorie. Svolgo la mia professione a Montecatini Terme (Pistoia), affiancando al lavoro pratico, l’insegnamento e la ricerca scientifica. Scrivimi lucabarnistudio@gmail.com

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