Respirazione: classificazione dei muscoli e suggerimenti pratici.

L’apparato respiratorio è formato dall’insieme di ossa, muscoli, pleure, polmoni, Vas (vie aeree superiori: bocca, narici, faringe, laringe e trachea).

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I muscoli, a seconda dell’azione da essi svolta, si dividono in espiratori ed inspiratori.

I muscoli espiratori si suddividono in:
accessori: m. retto addominale(favorisce risalita diaframma e comprime l’addome), m.obliqui (comprimo l’addome) e m.trasverso dell’addome (aumenta pressione intraddominale).
facilitatori: m. intercostali interni.

Poiché la fase espiratoria è per lo più passivo-elastica, il contributo muscolare è limitato ai suddetti gruppi muscolari.

I muscoli inspiratori si suddividono in:
primari: m. diaframma e m. intercostali esterni
accessori: I ordine: m. pettorale, m. scaleni, m. sternocleidomastoideo; di II ordine: m.trapezio, m.serrato, m.piccolo pettorale.
facilitatori: m. dilatori della faringe. Durante l’inspirazione, la pressione contraria delle vie aeree provoca una tendenza a contrarsi delle pareti faringee; le caratteristiche blande di questa porzione anatomica la rendono vulnerabile al collasso, per cui per limitare questo effetto, Apparato_respiratorio_dott_luca_barni_slide4 è fondamentale l’azione dei muscoli dilatatori genioglosso, genioioideo, esternoioideo e il tensore palatino. In condizioni normali, la contrazione di questi muscoli deve essere simultanea a quella dei muscoli inspiratori contrastando la forza di aspirazione che questi provocano.

Ad ogni respiro il volume corrente è 0,5 litri di aria e tale volume può aumentare fino a 3 litri durante l’esercizio fisico vigoroso. Il numero medio di respiri al minuto a riposo è di 12-15 atti mentre nelle 24 ore vegono compiuti circa 17.000 atti respiratori.

Il protagonista della respirazione è il diaframma, un muscolo inspiratorio appiattito che forma una cupola con convessità superiore; le sue inserzioni si trovano a livello sternale, costale e lombare e separa la cavità toracica dalla cavità addominale. Nella sua parte centrale è formato da un ampio tendine detto centro frenico dal quale originano i fasci dei muscoli digastrici.

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Il suo ruolo oltre a quello di muscolo motore principale della respirazione è anche quello di regolare la pressione intraddominale svolgendo un ruolo fondamentale per l’equilibrio funzionale del pavimento pelvico.

Alcune curiosità:

Per respirare di più dobbiamo allargare il torace? Falso, quest’azione è svolta dal diaframma che si abbassa durante la fase inspiratoria aumentando il volume addominale.

Più si respira più ossigeno abbiamo a disposizione? Falso, non è determinante la quantità di aria ma piuttosto quanto ossigeno contenuto in essa entra nei tessuti e ciò viene definito dalla legge di Verige-Bohr o curva di dissociazione dell’emoglobina.

L’iperventilazione abbassa significativamente il livello di C02? Vero, viene eliminata con l’atto espiratorio.

E’ corretto inspirare dal naso ed espirare dalla bocca? Falso, il naso è una struttura preposta sia all’inspirazione che all’espirazione. Quando inspiriamo, l’aria passa attraverso naso, bocca, faringe, laringe, trachea, bronchi e bronchioli (dello spessore di un capello) fino ad arrivare negli alveoli (600 milioni di piccole sacche distali ai bronchioli). Ciascun alveolo è circondato da una rete di capillari, sede degli scambi gassosi (globuli rossi cedono anidride carbonica e raccolgono ossigeno.

La respirazione si può modificare con l’esercizio? Vero, con l’attività fisica aerobica si attuano adattamenti cardio-respiratori.
Con l’allenamento, i livelli di anidride carbonica e ioni idrogeno nel sangue aumentano e questo porta ad una riduzione del pH del sangue, che provoca un aumento della frequenza respiratoria. L’esercizio fisico aumenta l’efficienza del sistema respiratorio, ma non aumenta in modo significativo la capacità polmonare.

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Molte persone non impegnano correttamente il diaframma: cattive posture, stress e altri fattori portano ad adottare una respirazione superficiale, lavorando con la gabbia toracica superiore più di quanto dovrebbe.

La maggior parte del movimento che si attua durante la respirazione deve essere avvertito a livello del diaframma e non nella parte superiore del torace, sia a riposo che durante l’esercizio fisico.

Le persone con malattie polmonari croniche generalmente tollerano esercizio aerobico al 40% al 60% della VO2 MAX, tre-cinque giorni alla settimana per 20 a 45 minuti.
Fondamentale in questi soggetti è il controllo della respirazione e rispettare intervalli di riposo adeguati, durante l’esercizio fisico.

L’utilizzo di un pulsossimetro è utile durante l’esercizio fisico per monitorare la saturazione di ossigeno nel sangue. La saturazione di ossigeno deve essere superiore al 90%, mai inferiore all’85% (se sotto l’85%, interrompere l’esercizio).

Durante l’allenamento di forza il gold standard è quello di inspirare nella fase non di carico ed espirare durante lo sforzo. Per attività cardio si deve utilizzare una respirazione attraverso il naso, finchè possibile.

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Le persone che tendono a trattenere il respiro devono essere incoraggiate a contare ogni ripetizione ad alta voce.

Per misurare l’intensità dell’esercizio, si deve utilizzare un test come la scala di Borg: se la persona non può parlare molto, si trova nella fascia alta intensità; se riesce a portare avanti una conversazione, l’intensità è bassa o moderata. Nella fase di cooldown o stretching, la respirazione lenta aiuta il recupero.

 

Fonti:
1. ANTONELLO M, DELPLANQUE D. Comprendre la kinésithérapie respiratoire. Paris: Masson; 2001.
2. BOSCO CALVO J, CABRAL L. Fundamentos del método Pilates. Guía para una prescripción de ejercicios basada en Pilates. Corpora Pilates; 2008.
3. CALAIS-GERMAIN B. La Respiración. Anatomía para el movimiento Tomo IV. El gesto respiratorio. Barcelona; La liebre de Marzo; 2006.
4. CRISTANCHO GÓMEZ W. Fundamentos de fisioterapia respiratoria y ventilación mecánica. Bogotá: Manula Moderno; 2008.
5. MERCADO RUS M. Manual de fisioterapia respiratoria. 2a ed. Majadahonda: Ediciones Ergon; 2003.

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