Le tecniche ad energia muscolare

Tecniche ad energia muscolare
Introduzione

Le tecniche ad energia muscolare vengono attribuite ad un osteopata americano, Fred Mitchell Senior.

Per mezzo di complessi meccanismi neurologici, tra cui i fusi neuromuscolari e gli organi tendinei del Golgi, in seguito a contrazioni muscolari guidate, un muscolo accorciato, può essere allungato fino a raggiungere una nuova lunghezza a riposo.

Le tecniche ad energia muscolare rappresentano una modalità di trattamento manuale che comporta la contrazione volontaria di alcuni muscoli del paziente in una direzione ben precisa (vettori di applicazione), con diversi livelli di intensità, effettuata verso una controforza esercitata appositamente dall’operatore.

Queste tecniche vengono classificate come tecniche attive, in cui il paziente introduce la forza di correzione e il terapista controlla il giusto procedimento.

Tali tecniche si usano:
–  per allungare un muscolo accorciato, contratto o in spasmo.
–  per diminuire un edema localizzato e ridurre una congestione (pompaggio dei sistemi venoso e linfatico)
–  per mobilizzare e riposizionare un’articolazione che presenti una restrizione di mobilita.̀

Qualunque articolazione dell’organismo, che possa essere mobilizzata da un’azione muscolare volontaria, sia questa diretta o indiretta, può essere influenzata dalle tecniche di energia muscolare.

La quantità di sforzo che il paziente deve compiere può essere minima o massima, mentre la durata dello sforzo può variare da una frazione di secondo ad un periodo prolungato che dura diversi secondi.

Fisiologia muscolare delle tecniche ad energia muscolare

Quando si parla di tecniche di energia muscolare non si parla unicamente del tessuto muscolare, ma del complesso neuro-muscolo-fasciale.
I riflessi spinali che ci interessano in questa trattazione sono quello di stiramento, inibizione reciproca e il tendineo del golgi.

Il riflesso più semplice di un’unità miotatica è il riflesso da stiramento o miotatico, un riflesso monosinaptico che coinvolge solo due neuroni: il neurone sensoriale proveniente dal fuso neuromuscolare e il neurone motorio somatico che va al muscolo. In questo riflesso, l’allungamento del muscolo innesca una risposta contrattile che ne mantiene costante la lunghezza. Il riflesso patellare è un esempio di questo riflesso: affinché si verifichi l’estensione della gamba, oltre alla contrazione dei muscoli estensori, si deve anche verificare il rilasciamento dei muscoli flessori antagonisti (inibizione reciproca). Infatti, il singolo stimolo dato dal colpo sul tendine provoca sia la contrazione del muscolo quadricipite che l’inibizione reciproca dei muscoli flessori. Il neurone sensoriale si ramifica quando entra nel midollo spinale; alcune sue ramificazioni attivano i motoneuroni che innervano il muscolo quadricipite, mentre altre collaterali fanno sinapsi su interneuroni inibitori che inibiscono i motoneuroni che controllano i muscoli flessori.

Un secondo tipo di propriocettore muscolare è l’organo tendineo del Golgi. Questi recettori sono localizzati a livello della giunzione tra i tendini e le fibre muscolari e rispondono principalmente alla tensione sviluppata dal muscolo durante la contrazione isometrica, e causano un riflesso di rilassamento (riflesso miotatico inverso). Questo è l’opposto di quanto succede per i fusi neuromuscolari, che provocano una contrazione fissa. Gli organi tendinei del Golgi sono costituiti da terminazioni nervose libere, intrecciate tra fibre di collagene all’interno di una capsula di tessuto connettivo. Quando il muscolo si contrae, i tendini si stirano e questa contrazione sottopone a una trazione le fibre collagene dell’apparato del Golgi, determinando una pressione sulle terminazioni sensoriali dei neuroni afferenti causando la loro attivazione. L’attivazione dell’organo tendineo del Golgi eccita degli interneuroni inibitori nel midollo spinale, che a loro volta inibiscono i motoneuroni alfa che innervano il muscolo, quindi la contrazione muscolare diminuisce o cessa.

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Concetto di barriera e punto neutro

Correlato al concetto di restrizione di mobilità (disfunzione) vi è quello di barriera. Abbiamo in osteopatia:
• Barriera fisiologica. E’ la barriera di movimento che raggiunge attivamente il soggetto.
• Barriera elastica. E’ la barriera che può far raggiungere l’operatore sfruttando la componente elastica capsulo-legamentosa è una barriera passiva.
• Barriera anatomica. E’ il limite articolare oltre il quale si provocherebbe la lussazione dell’articolazione.

Punto neutro
Mobilizzando passivamente un’articolazione, la resistenza al movimento aumenta mano a mano che ci si avvicina ai gradi estremi. Vi è un punto tra i due estremi del ROM in cui si incontra la minima resistenza al movimento passivo: il PUNTO NEUTRO. L’importanza del punto neutro è estrema, perché è da esso che solitamente si inizia il trattamento osteopatico della disfunzione.

Le tecniche ad energia muscolare permettono di lavorare sulla barriera elastica e sulla barriera fisiologica.
Se l’intenzione è quella di lavorare sul muscolo si dovrà ricercare la barriera
fisiologica, se si utilizzano i muscoli per lavorare sull’articolazione si dovrà ricercare la barriera elastica.

Tipologie principali di tecniche

Tecnica Isometrica
L’applicazione di queste tecniche prevede un lavoro in contro-resistenza tra l’energia muscolare del paziente e quella dell’operatore e poiché le due forze devono essere di uguale entità non c’è cinetica (movimento) a livello del punto di applicazione della forza.
Questo tipo di contrazione permette di sfruttare il riflesso miotatico inverso, perché ad una contrazione che determina uno stiramento di una certa entità
corrisponde un rilasciamento dell’agonista. La contrazione dell’agonista oltre un certo grado di stiramento provoca un riflesso inibitore, quindi
l’agonista si rilascia e si può raggiungere un’altra barriera di movimento.
La contrazione ha durata di 7/8 secondi. Tale tecnica è principalmente usata sul bacino e il rachide.

Metodo isotonico (usato principalmente negli arti)
Concentrico. Nella contrazione isotonica concentrica la forza dell’operatore è minore di quella del paziente, avviene quando la tensione muscolare provoca un avvicinamento muscolare (inibisce i muscoli antagonisti, tonifica e accorcia quelli agonisti).
Si usa questa tecnica per aumentare il tono e la forza muscolare, per mobilizzare un’articolazione, per lavorare un edema.

Metodo Isolitico
In queste tecniche la resistenza deve essere superiore alla forza esercitata dal paziente (si applica quando vi è tendenza a fibrosi del tessuto connettivo, si può considerare una modalità eccentrica).

Applicazione della tecnica:

La contrazione isometrica e quella isotonica concentrica possono essere utilizzate in tre diversi modi sulla disfunzione:

1. Contrazione isometrica opposta alla restrizione
2. Contrazione isometrica verso la restrizione
3. Contrazione isotonica concentrica verso la restrizione

Esempi

Iliaco in anteriorità, paziente in posizione supina:

• Operatore: meglio omolaterale alla disfunzione
• Le dita dell’operatore vanno a monitorare il solco ileosacrale, l’altra mano guida la leva del femore portandolo in rotazione esterna e flessione.
• Alla barriera si chiede al paziente di spingere con la sua gamba contro il petto dell’operatore (8″ spinta, relax 8″, guadagno con aumento della flessione sino a nuova barriera),
• ripetere per 3/5 volte.

Iliaco in posteriorità, paziente in posizione supina:

• Il paziente si pone sul lettino dal lato della disfunzione, l’ileo è fuori dal lettino mentre il sacro rimane sullo stesso; l’arto viene lasciato scendere sino a quando si avverte tensione a livello del bacino che possa ricercare sull’iliaco opposto. Si deve stabilizzare l’ileo opposto e si deve porre una resistenza al di sopra del ginocchio della gamba fuori dal lettino.
• Spinta 8”+8”, 3-5 ripetizioni.

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Fonti:
1. Goodridge J, Kuchera W 1997
2. Greenman P 1989, 1996
3. Grieve G P 1985
4. Jacobs A, Walls W 1997
5. Janda V 1978, 1886, 1989, 1993
6. Kabat H 1959
7. Knott M, Voss D
8. Lederman
9. Levine M et al 1954
10. Lewit K 1980, 1981, 1984, 1986, 1999
11. Mitchell F L 1958, 1967, 1979
12. Chaitow L 1994
13. Jones L 1964, 1966, 1981, 1985
14. nVoss D, Ionta M, Myers B 1985

Un commento

  1. Salve,
    Quale tecniche si usano per la gonalgia? Si lavora sui quali muscoli?

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