Incontinenza urinaria: realtà e possibilità terapautiche

Incontinenza urinaria

Incontinenza urinaria

La vescica costituisce il serbatoio dell’urina e le vie urinarie il mezzo per eliminarla; ciò presuppone l’integrità anatomico-funzionale di queste strutture.

Il processo della minzione (svuotamento della vescica) avviene in due fasi:

  1. Riempimento graduale della vescica, senza aumenti significativi di pressione, fino ad un valore critico. Questa fase è sotto controllo ortosimpatico e dei recettori beta-adrenergici, che determinano rilassamento del detrusore, e degli alfa-adrenergici, che portano ad aumento delle resistenze del collo vescicale e uretra prossimale.
  2. Attivazione del Riflesso della Minzione che permette lo svuotamento della vescica: si attua la contrazione detrusoriale ed un contemporaneo rilasciamento della muscolatura uretrale e del piano pelvico. La contrazione detrusoriale isometrica è mediata dal parasimpatico con inibizione dell’ortosimpatico e si ha il raggiungimento di un livello critico di pressione con apertura del collo vescicale. A svuotamento completato, la pressione uretrale ritorna a livelli basali e si chiude il collo vescicale.

Definizione e epidemiologia

Per incontinenza urinaria si intende un’involontaria perdita delle urine.

Per esempio, vi può essere un’alterazione della sensibilità vescicale così che il “serbatoio” si sente pieno anche con piccole quantità di urina al suo interno (come accade nelle cistiti); oppure può verificarsi un’inefficace funzionamento dello sfintere uretrale.

In altri casi vi possono essere delle alterazioni neurologiche per disfunzione o interruzione anatomica delle vie nervose che conducono gli impulsi dalla vescica alla corteccia cerebrale o al midollo spinale e viceversa con conseguente alterazione delle capacità di controllo della minzione.

La condizione di “incontinenza” costituisce un problema igienico e sociale. Si determina nel soggetto l’insorgenza di sentimenti di inferiorità con riduzione dell’autostima e perdita dell’autosufficienza che innescano difficoltà nella vita di relazione, nell’attività lavorativa, con tendenza all’isolamento ed alla depressione.

La perdita involontaria di urina è un problema molto comune nel sesso femminile. Studi epidemiologici condotti in Europa, Stati Uniti ed Australia riferiscono una prevalenza del 10-15% nella popolazione femminile, che aumenta a partire dai 35-40 anni, nelle pluripare e nella post menopausa.

L’epidemiologia dell’incontinenza urinaria nel sesso maschile non ha fino ad ora ricevuto il medesimo interesse scientifico che, invece, ha avuto quella femminile; i pochi studi presenti in letteratura suppongono una diversa prevalenza del sintomo all’incirca della metà rispetto a quella femminile, sempre con un aumento nell’età avanzata.

Nell’uomo infatti l’infiammazione della prostata, unitamente a disturbi colitici, possono favorire l’insorgenza di una incontinenza da urgenza.

Fattori di rischio nella donna

  • Con l’età avvengono dei cambiamenti strutturali e funzionali delle strutture vescicali, pelviche e del sistema nervoso centrale, per esempio dovute ad alcune patologie malformative o degenerative del midollo spinale, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla.
  • La gravidanza è condizione predisponente, poiché può determinare nel tempo variazioni della statica pelvica, soprattutto in quelle donne che durante il periodo della gravidanza hanno manifestato perdite di urina anche transitorie. A tale proposito la letteratura richiama l’attenzione sulle donne gravide nelle quali la prevalenza dell’ incontinenza è superiore a quella di altre categorie di donne, variando dal 30% al 60%.
  • L’obesità può determinare incontinenza urinaria; in letteratura viene riportato il fatto che riacquistare il peso forma porta alla risoluzione clinica della incontinenza urinaria.
  • Le infezioni delle vie urinarie scatenano una ipercontrattilità del muscolo vescicale attraverso la stimolazione nervosa dovuta ad acidità del liquido intercellulare, conseguente al processo infiammatorio.
  • Il fumo aumenta la prevalenza dei sintomi a carico dell’apparato urinario di 1.5 volte rispetto ai non fumatori; la diminuzione del fumo fa, perciò, diminuire la probabilità di insorgenza di incontinenza urinaria.

Classificazione dell’incontinenza

In base alle manifestazioni cliniche, l’incontinenza urinaria può essere classificata in tre forme principali:

  • Incontinenza da sforzo (stress incontinence): perdita incontrollata di quantità variabili di urina in occasione di aumenti improvvisi della pressione addominale come ad esempio starnuti, colpi di tosse, manovre di Valsalva, sollevamento di pesi, saltelli, rapporti sessuali.
  • Incontinenza da urgenza minzionale (urge incontinence): bisogno improcrastinabile di mingere con fughe di urina prima di raggiungere la toilette; sono presenti delle contrazioni incontrollate del muscolo detrusore che non sono opportunamente contrastate dai sistemi sfinteriali preposti. Tale condizione di “iperattività o ipersensibilità vescicale”, di cui spesso non si riconosce la causa, è talvolta conseguente a stati irritativi locali e si associa ad aumento della frequenza minzionale.
  • Incontinenza mista (stress – urge): si riconoscono contemporaneamente i primi due tipi descritti; ai fini terapeutici è importante riconoscere la prevalenza di uno dei due.

Diagnosi

Nella determinazione della diagnosi è fondamentale l’anamnesi.

L’esame obiettivo si basa sull’osservazione dei genitali esterni e sull’esecuzione di alcuni test clinici finalizzati a valutare la competenza dello sfintere uretrale, la posizione dell’uretra ed il tono muscolare del piano perineale.

L’esame delle urine permette una valutazione colturale, al fine di evidenziare eventuali infezioni, e citologica, per escludere la presenza di tumore vescicale.

La valutazione ecografica della vescica fornisce ottime informazioni circa l’integrità anatomica del viscere e se effettuata per via perineale evidenzia la presenza di eventuale prolasso del viscere con o senza dislocamento del collo a riposo e sotto sforzo.

Terapia dell’incontinenza

Tecniche comportamentali e fisioterapiche

Tali tecniche insegnano le modalità per controllare autonomamente la vescica e i muscoli sfinteriali. Sono molto semplici e agiscono efficacemente su alcuni tipi di incontinenza urinaria.

Sono comunemente usate due tecniche: il “training vescicale” e gli “esercizi per la muscolatura pelvica“. Può anche essere richiesto di modificare le quantità di liquidi assunti, proponendo di bere di meno.

Training vescicale

Si usa per l’incontinenza da urgenza, ma può essere usato anche per l’incontinenza da stress e ne possono beneficiare sia l’uomo che la donna. Si insegnano al paziente modi alternativi per controllare l’urgenza della minzione; la distrazione (rivolgere il pensiero ad altre cose) può costituire un valido esempio.
Si usa anche una tecnica chiamata “minzione suggerita” sulla base di una scheda. Questa tecnica ha avuto un certo successo sul controllo dell’incontinenza nei pazienti curati a domicilio.

Esercizi per la muscolatura pelvica

Chiamati anche “esercizi di Kegel“, sono usati per il trattamento dell’incontinenza da stress.

Mirano ad aiutare il tono e la forza delle strutture muscolari periuretrali e del pavimento pelvico.

Consistono in una “ginnastica” volontaria di questi gruppi muscolari da effettuare più volte nella giornata. E’ necessario un breve periodo di apprendimento (tramite biofeedback, o coni vaginali) che serve per riconoscere la muscolatura del proprio piano perineale e per imparare ad usarla, tonificandola, così da poter compiere opportuni esercizi.

Gli esercizi di Kegel, possono essere eseguiti ovunque ed in ogni momento del giorno: seduti, in piedi, sdraiati o durante il bagno.

Per eseguirli sono necessari semplici movimenti controllati:

  1. Svuotare completamente la vescica: eseguire gli esercizi di Kegel con la vescica piena può indebolire il muscolo pubococcigeo e provocare successive difficoltà nel completo svuotamento vescicale; in seguito il paziente deve contrarre i muscoli del pavimento pelvico per 5-10 secondi (se si fatica ad individuare il muscolo pubococcigeo si consiglia di interrompere il flusso di urina per alcuni secondi durante la minzione per localizzare il muscolo).
  2. Rilasciare lentamente i suddetti muscoli per altri 5-10 secondi.
  3. Non muovere gambe, glutei o muscoli addominali durante la ginnastica di Kegel
  4. Ripetere la serie 10 volte, 2-3 volte durante il giorno, non stressare la muscolatura perché questo crea l’effetto opposto.

Terapia osteopatica

Studi di una review sistematica (A.T. Still University 2010) sull’efficacia del trattamento osteopatico nell’incontinenza femminile hanno fornito la prova che il trattamento osteopatico dell’incontinenza può ottenere una riduzione importante dei sintomi associati a tale problematica.

Terapia farmacologica

  • Farmaci che agiscono riducendo elettivamente la contrattilità vescicale (ossibutinina, tolterodina) indicati nel trattamento della urge incontinence da vescica iperattiva.
  • Farmaci che agiscono aumentando il tono della muscolatura liscia della regione cervico-uretrale (estrogeni per uso topico).
  • Farmaci che riducono la produzione di urina (desmopressina).

Terapia chirurgica

La terapia chirurgica, eccetto per quelle condizioni nelle quali l’incontinenza rappresenta un fenomeno conseguente ad altre patologie vescicali (per esempio calcolosi vescicale, tumori della vescica ecc.), riguarda essenzialmente il trattamento dell’incontinenza da stress. Gli interventi mirano a ripristinare la normale posizione anatomica del collo vescicale e dell’uretra.

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About Luca Barni

Sono Fisioterapista, osteopata e laureato in scienze motorie. Svolgo la mia professione a Montecatini Terme (Pistoia), affiancando al lavoro pratico, l’insegnamento e la ricerca scientifica. Scrivimi lucabarnistudio@gmail.com

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